INUTILMENTE
Un racconto di Annamaria Marincovich
Davanti alla Foiba un’ombra inginocchiata, che con una mano sostiene un rosario e con l’altra cerca fra l’erba e le pietre; in una manciata di terra cerca una traccia. Di che cosa? Neppure lei lo sa. Apre le dita, lasciando che la terra ritorni al suo posto.. Si sposta, ricopiando la stessa azione ovunque si fermi. Cerca. Ormai lentamente, calano le ombre della sera invadendo il Campo, mentre una soave brezza muove l’erba più alta. Gli occhi stanchi della signora continuano a cercare, cosa non si sa. Forse qualche minimo resto di un vestito, un bottone o un filo di lana del maglione tessuto a mano da lei stessa, affinché il figlio non avesse freddo? Quel maglione coordinato a un paio di calzini? Non c’è nulla. Più in là ci sono piccoli resti di qualche candela ed un pezzetto dell’immagine di un Santo.
Lentamente le si avvicina un ragazzo che con tanta dolcezza la invita a rincasare. La signora rivolge uno sguardo triste e gli dice: “aspetta un poco, figlio, forse tuo fratello potrà uscire, forse è lui che muove i ramoscelli di quel albero che esce dalla cornice”. E con voce tremola, piena di speranza, pronuncia il suo nome varie volte, attendendo invano una risposta, che mai ritornerà.
Tutti i giorni la vecchia mamma va inutilmente là, e inutilmente aspetta e cerca, sull’orlo dell’abisso, nell’immensità di quel buio e nelle sue profondità, mentre le lacrime le scorrono fra le vecchie rughe.
ANNAMARIA MARINCOVICH, Gruppo Esuli ed Emigrati Giuliani – Buenos Aires