Marcinelle, settant’anni dopo: una memoria che continua a parlare

“Partecipare alla cerimonia per il 70° anniversario della tragedia di Marcinelle è stata un’esperienza profondamente intensa e significativa”, ha detto la vicepresidente AGM Pamela Rabaccio. “A settant’anni di distanza, colpisce innanzitutto l’elevata partecipazione e quanto sia oggi forte l’interesse dell’Italia nel commemorare quelle vittime, costrette a lasciare la propria terra per cercare lavoro e costruire un futuro migliore per le loro famiglie e il loro Paese”.
A dimostrarlo è stata anche la presenza dello Stato italiano, soprattutto con il messaggio del Presidente della Repubblica letto dal Presidente del Senato, così come la partecipazione di numerose associazioni regionali degli italiani all’estero, in particolare quelle delle regioni maggiormente colpite dalla tragedia, tra cui Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.
Particolarmente toccante è stata la presenza degli ultimi superstiti, oggi ormai ultranovantenni, ma anche di tante famiglie e di tanti nipoti che, anno dopo anno, continuano a ritrovarsi a Marcinelle per condividere una memoria, una sofferenza e una storia familiare che il tempo non ha cancellato.
“Mi ha colpito profondamente anche la presenza di molti cittadini italiani che, per loro fortuna, nulla hanno avuto direttamente a che fare con quella tragedia e che tuttavia, per senso civico e per rispetto della memoria, continuano a partecipare alle commemorazioni ogni anno. È forse questa una delle forme più autentiche di memoria collettiva” continua Rabaccio.
Nel corso degli anni il sito di Marcinelle è molto cambiato. Il luogo della tragedia è diventato anche un luogo della memoria, grazie alla creazione del museo e agli spazi che oggi raccontano quella pagina dolorosa della nostra storia.
Particolarmente significativo è stato anche il contributo della nostra delegazione dei Giuliani nel Mondo, portato a Marcinelle attraverso la conferenza del giorno precedente e nei tanti momenti, anche più privati, vissuti durante il viaggio. È stata un’occasione importante per condividere non soltanto una ricorrenza, ma il senso profondo di una storia che appartiene anche alla nostra comunità regionale.
“Credo che tutti noi siamo tornati da Marcinelle con la convinzione che questa esperienza debba essere raccontata e condivisa con un numero sempre maggiore di persone, soprattutto con le nuove generazioni”.
Marcinelle ci parla dell’emigrazione italiana del passato, delle difficoltà e delle sofferenze affrontate da chi ha dovuto lasciare la propria terra. Ma ci parla anche del valore del lavoro, della dignità che deve necessariamente accompagnarlo e, soprattutto, della sicurezza. Perché il lavoro non può mai essere separato dalla dignità della persona e nessuna ricerca di un futuro migliore può giustificare il sacrificio della vita. Il dovere di porre sempre maggiore attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere anche il frutto della memoria di tragedie come quella di Marcinelle.
Settant’anni dopo, dunque, ricordare non significa soltanto guardare al passato. Significa assumersi una responsabilità verso il futuro.
Ringraziamo la Regione Friuli Venezia Giulia per aver sostenuto le associazioni dei corregionali all’estero e aver reso possibile la partecipazione di questa delegazione a Marcinelle, contribuendo a mantenere vivo il ricordo e a parlare di questa pagina di storia nei giusti termini e con il giusto rispetto.
Il nostro auspicio per il futuro è che, nelle prossime commemorazioni, possano essere coinvolti sempre più giovani, affinché possano conoscere questa storia, comprenderne il valore e trasformare la memoria in un insegnamento per il futuro. Perché ricordare Marcinelle significa ricordare chi siamo e quanto è costato, a tanti, costruire un futuro lontano dalla propria terra.